Una dichiarazione sconcertante, dai risvolti a dir poco dirompenti

Finisco ora di leggere (e di trasecolare) su Radio Vaticana:

Una conversazione a tutto campo a Santa Marta riporta alla luce aspetti noti e meno noti di questo primo anno di pontificato. Le parole più delicate quelle per il Papa emerito:
«[il Papa emerito] non è una statua in un museo, è un’istituzione», «non vi eravamo abituati e forse ce ne saranno altri»; «insieme abbiamo deciso che partecipasse alla vita della Chiesa» - spiega Francesco - «la sua saggezza è un dono di Dio». Il testo originale, che cito per intero è meno dirompente (nella seconda parte) ma non meno problematico: «Ne abbiamo parlato e abbiamo deciso insieme che sarebbe stato meglio che vedesse gente, uscisse e partecipasse alla vita della Chiesa. Una volta è venuto qui per la benedizione della statua di San Michele Arcangelo, poi a pranzo a Santa Marta e, dopo Natale, gli ho rivolto l’invito a partecipare al Concistoro e lui ha accettato. La sua saggezza è un dono di Dio. Qualcuno avrebbe voluto che si ritirasse in una abbazia benedettina lontano dal Vaticano. Io ho pensato ai nonni che con la loro sapienza, i loro consigli danno forza alla famiglia e non meritano di finire in una casa di riposo». Il problema viene soprattutto dalla prima parte, la cui citazione integra dice così: «Sessanta o settant’anni fa, il vescovo emerito non esisteva. Venne dopo il Concilio. Oggi è un’istituzione. La stessa cosa deve accadere per il Papa emerito. Benedetto è il primo e forse ce ne saranno altri...». [Esattamente quel che temevo io proprio in relazione all'uso, da parte di Benedetto XVI dell'espressione ingravescente aetate]
Testo tratto da un’intervista rilasciata al direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, nella quale ad un anno dall’inizio del suo pontificato, Bergoglio ripercorre gli aspetti salienti del suo magistero, della vita della Chiesa in questi mesi, ma anche le sue scelte riguardo alla Curia e il rapporto con il suo predecessore.

È più che mai ineludibile la domanda: dove sta andando - o dove credono di far andare - la Chiesa?
Non è magistero è un'intervista, ma purtroppo rischiamo molto di lasciarci sommergere dal magistero liquido più distruttivo di uno tsunami. E se le parole riportate fossero vere e le vedessimo confermate, si rivelebbero fondati i timori più volte espressi, persino il mio sulla diarchia : «insieme abbiamo deciso».

Aggiungo una prima immediata reazione sull'onda di una domanda, rivoltami da un lettore all'interno di una discussione, che diventa ancor più pertinente : "Il termine diarchia che Tornielli usa nel suo ultimo articolo "... Joseph Ratzinger non è stato costretto a dimettersi, non l'ha fatto a seguito di pressioni o complotti: la sua rinuncia è valida e oggi nella Chiesa non esiste alcuna «diarchia», nessun doppio governo..." non è stato forse usato da Lei su questo blog e citato da "Il Foglio"?

Avevo risposto: Sì, sono andata a cercare e effettivamente ne avevo parlato qui il 5 luglio precedente. E "diarchia" è un termine che credo non sia stato ripreso da nessuno successivamente, almeno che io sappia.
Ma evidentemente deve aver toccato le corde di qualcuno se Tornielli lo cita nell'incipit del suo articolo... Tuttavia credo che ne abbiamo già parlato abbastanza e chiarito quel ch'è possibile oggi. È piuttosto curioso e forse intrigante.
All'incalzare del lettore che mi replica: però se si vedono spesso e il vdr lo consulta, come sottolinea Ganswein nella intervista, la diarchia potrebbe esserci, avevo risposto:
È vero che avevo usato quel termine che Lei mi segnala citato da Tornielli, in riferimento alla precedente cerimonia pubblica che ha visto presenti i "due papi", ma avevo poi meglio chiarito.
E, tuttavia la diarchia non si pone eventualmente per la possibile o reale consulenza, perché quello che risponde dei suoi atti e sottoscrive i suoi documenti è il papa regnante, che è lui a decidere pur servendosi di consiglieri. Il disorientamento viene dalla situazione inedita e da come è gestita. Ne abbiamo parlato fin troppo.
E ora, che dire?
Maria Guarini

mercoledì 5 marzo 2014

| home | | top| | indietro |