Una Chiesa con due papi:
una ipotesi razionale. E la metafisica?

Sul numero di oggi di www.chiesa Sandro Magister pubblica un articolo da titolo: Avviso di pericolo, una Chiesa con due papi, nel quale afferma che seppur con l'imminente conclave si eleggerà il nuovo pontefice, non saranno sciolte le incognite sul ruolo del cosiddetto "papa emerito", che egli considera « una spia di un più generale e perdurante disorientamento nell'interpretare il gesto di rinuncia compiuto da Benedetto XVI e nel capirne gli effetti ».
Ed è per « gettar luce su questo terreno irto di equivoci » che pubblica uno scritto di Carlo Fantappiè, ordinario di diritto canonico nella facoltà di giurisprudenza dell'Università Roma Tre.
Magister aveva già pubblicato il parere di un altro illustre canonista, contrario all'uso del termine "papa emerito", che ha sviluppato la sua disamina in un articolo su La civiltà Cattolica.

Il testo di Fantappiè parte da diverse posizioni già da noi incontrate e soppesate finora:
  1. La rinuncia di Benedetto XVI ha stimolato diversi vaticanisti a improvvisarsi storici della Chiesa o teologi del papato. Si sono letti nei principali giornali errori grossolani in cui sono incorsi anche esponenti del mondo accademico, riportando i seguenti esempi:
    a) lo storico Alberto Melloni quando ha incredibilmente indicato “l’unico atto infallibile del magistero novecentesco” nella qualifica dell’aborto come “disordine morale grave”.
    b) Armando Torno quando ha definito il papa “successore di Cristo”.
    Ma soprattutto si è preso spunto dalla novità dell’atto per rimettere in discussione o pronosticare la crisi dell’ufficio petrino.
  2. V’è stato chi ha parlato di una modernizzazione del papato, che si trasformerebbe da istituto permanente in un istituto a termine. 
  3. Chi ha còlto l’occasione per sollevare la necessità della riforma dell’ufficio papale integrandolo con altri organismi collegiali. 
  4. Chi ha azzardato la fine di un modello di governo e di una concezione del papato.
  5. V’è stato anche, da parte opposta, chi non ha accettato la presente rinuncia neppure come una decisione eccezionale, perché vede spogliata la “sacralità” del papa. [direi non tanto del Papa quanto della sua funzione] 
  6. chi addirittura ritiene le dimissioni papali semplicemente impossibili sul piano metafisico e mistico, poiché l’accettazione dell’elezione porrebbe l’eletto su un livello ontologico diverso. [si riferisce qui al Prof. E.M. Radaelli e trovo molto disdicevole liquidare con un supponente "addirittura" un lavoro serio e centrato come il suo, tenuto conto che la perdita della dimensione metafisica, come già ripetutamente osservato, è la vera radice della crisi "mondana" della Chiesa prima durante e dopo il concilio]
nella consapevolezza che « la rinuncia di Benedetto XVI ha posto gravi problemi sulla costituzione della Chiesa, sulla natura del primato del papa nonché sull’ambito ed estensione dei suoi poteri dopo la cessazione dell'ufficio. E dunque prima di parlare di una “ridefinizione” del papato sarebbe necessario tenere conto della complessa sua elaborazione teologica e canonistica. »

Quindi, dopo aver affermato la distinzione tra "persona e "ufficio" e aver ascritto al diritto canonico « il merito di avere trasformato il “carisma personale” nel “carisma di ufficio” » (Max Weber) aggiunge che « in queste ripartizioni concettuali “stanno la forza creatrice razionale del cattolicesimo e, contemporaneamente, la sua umanità” » (Carl Schmitt). Il che porterebbe all'esclusione dell' « l’attribuzione della sacralità, della infallibilità e delle altre prerogative giurisdizionali od onorifiche » ascrivibili unicamente all’ufficio e quindi dalla potestà di governo e che, per tale motivo, esse cessano sia per effetto della morte che della rinuncia al papato.

Tuttavia questo dato, come pure l'asserita chiarificazione della controversia sulla base delle « argomentazioni addotte dall’Olivi o da Egidio Romano contro le tesi dei cardinali Colonna all’indomani delle dimissioni di Celestino V », vengono semplicemente enunciati senza il supporto di argomentazioni pro o contro, che in una discussione di questa portata non possono né devono mancare.

Mi limito per ora ad una piccola osservazione: si parte con l'affermazione, sacrosanta, che « prima di parlare di una “ridefinizione” del papato sarebbe necessario tenere conto della complessa sua elaborazione teologica e canonistica » e poi si esamina a volo d'uccello il canone sorvolando sulla complessa elaborazione teologica.

E dunque, un discorso definitorio, basato sullo sviluppo di argomenti pertinenti almeno abbozzati  (vista l'occasione e il contesto) e non su affermazioni apodittiche, per quanto illustri, dov'è?

Inoltre sopra il diritto canonico (storico) c’è la filosofia dell’essere (metafisica). Il che spiega il "per sempre" richiamato anche da Benedetto XVI, cui aggiungo la considerazione che l'esercizio attivo del ministero, che lui ha deposto, non si concretizza solo nel "fare", richiamato dalle attività alle quali non riuscirebbe più a far fronte (tipo i viaggi, ad esempio), ma è innanzitutto l'attività di "governo" supportata da collaboratori fidati e capaci (è qui il problema umano) resa possibile dalla Grazia di stato, dato ontologico e metafisico proveniente dal Soprannaturale che sfugge a chi è abituato a metter da parte la metafisica ed è centrato nell'antropocentrismo conciliare e post.

La distinzione tra persona e ufficio suscita ancor più confusione, perché può lasciar pensare che l'ufficio riguardi solo l' "esercizio attivo del ministero" che si esaurirebbe con la rinuncia, escludendo in termini apodittici e non probatori che il "potere giurisdizionale" possa esistere separato dalla investitura divina su cui è fondata quella ricevuta dal voto dei cardinali elettori dopo l'accettazione e la indicazione del nome. E non credo che questa possa essere "a tempo", salvo casi di forza maggiore che ci sono stati consegnati da altri precedenti storici nei quali non è mai stato ipotizzato il cosiddetto "servizio contemplativo" esercitato nel 'recinto di Pietro' inteso come 'luogo' teologico... Non è possibile continuare in questa ambiguità di affermare una cosa e nello stesso tempo il suo contrario: "per sempre" e poi distinzione tra "servizio attivo" e quello "contemplativo"!

Ed è per questo che il Papato rischia di esser ridotto a mera "funzione" collegata principalmente alle capacità fisiche e contingenti, in altre parole ad una valutazione efficientista o a un fatto politico, rappresentativo, professionale... Oppure si può cadere nella 'strana' e inedita dicotomia di due Papi uno 'emerito' e l'altro 'facente funzioni' (!?). Altro motivo di confusione sarà nella permanenza, come ci è stato detto, di "sua Santità" e anche del nome "Benedetto XVI", di fatto non deponibile. E il cambiamento di nome non denota un cambiamento di status, la cosiddetta translatio personae dal carattere singolare e permanente legato alla persona e non solo all'ufficio?

Io mi limito, per ora, a sottolineare questi dati. E attendo il dibattito approfondito e le conclusioni autoritative nelle sedi adeguate.
Maria Guarini (9 marzo 2013)

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