Enigmi da decriptare nell'araldica?

Sul web corre notizia del no di Ratzinger a un nuovo emblema araldico da Papa emerito. Lo rivela Vatican Insider in un servizio del 30 gennaio riferendolo in questi termini:
La volontà di Benedetto XVI. Lo riferisce in una nota la Libreria Editrice Vaticana che pubblica il Manuale di araldica ecclesiastica nella Chiesa cattolica.

[...] la LEV allora precisa che durante la preparazione del volume, Benedetto XVI, « manifestando all'Autore vivo gradimento e sentita gratitudine per l'interessante studio fattogli pervenire, ha fatto sapere che preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione creatasi con la sua rinuncia al Ministero Petrino ».
Già lo avevo rilevato e segnalato qui in diretta a suo tempo, nei giorni in cui Italia Oggi, nel riferire la stessa dichiarazione di Benedetto XVI, osservava:
Ci saranno, dietro il rifiuto del papa emerito, considerazioni storiche, teologiche, canonistiche, ma forse anche umane: il nuovo stemma lo farebbe apparire troppo distante dalla condizione precedente, conducendolo allo stato o di una sorta di cardinale aggregato o di un semplice vescovo emerito, non già di pontefice sia pure rinunciatario.
Ma non avevo potuto far a meno di sottolineare quanto strana e anomala fosse la dizione, nonché la corrispondente situazione. Effettivamente tale da suscitare qualche interrogativo logico, anche a a non voler essere complottisti.

E dunque ripropongo una riflessione sommersa dalla cronaca incalzante propria di un blog, espressa commentando a suo tempo la cerimonia di inaugurazione di un nuovo monumento a San Michele Arcangelo, che ha visto presenti i "due papi" che hanno preso posto su due poltrone identiche - simbolismo per nulla banale cui in tanti sono disattenti - collocate davanti alla statua. In quest'inaugurazione-insieme della statua davanti al Governatorato non vediamo certo un atto di magistero, però agli occhi semplici dei fedeli già abbastanza confusi non appare una diarchia, già presente nell'attribuzione di servizio attivo e di quello contemplativo? Accentuata poi, se vogliamo, da quella definizione di "enciclica a quattro mani" o "dei due papi" a proposito della Lumen Fidei, pur nella consapevolezza che ogni documento, da chiunque redatto, è sottoscritto dal Papa regnante. Sull'evento di cui sopra dicevo anche:
L'anomalia non è né nelle dimissioni di Benedetto XVI, previste dal diritto canonico anche se non avvenute nelle circostanze eccezionali precedentemente consegnateci dalla storia. L'anomalia non sta neppure nell'elezione del nuovo papa, regolarmente eletto dai cardinali e che ha accettato la sua funzione, anche se ne ha inopinatamente rifiutato i simboli e ne sta svuotando la pregnanza. L'anomalia sta nella contestuale presenza, addirittura ostentata come in questo caso, di un papa secondo il suo dire per sempre ma in servizio contemplativo a fianco del papa in servizio attivo.

Tenendo poi conto che l'inedita (e non codificata) figura di papa-emerito, associa del tutto impropriamente la funzione del papa a quella di vescovo-emerito, che si dimette per la stessa motivazione: "ingravescentem aetatem". Con la contraddizione, tuttavia che, anziché le vesti di un vescovo, oltre a conservare il titolo continua a vestire la talare bianca da papa, mentre il suo stemma è stato associato a quello del papa regnante sul monumento appena inaugurato da Francesco. Che dire? Che cosa significa o vuole significare? C'è di che rimanerne quanto meno costernati e anche pieni di interrogativi non risolti e che nessuno si prende la briga né di porsi né di cercar di sanare.

Sostanzialmente, in nome della fatidica 'pastorale' conciliare - prassi ateoretica senza spiegazioni o con spiegazioni sommarie sganciate dalla tradizione perenne perché divenute 'tradizione vivente' portata avanti dal nuovo-soggetto Chiesa che ha preso il posto dell'oggetto-Rivelazione -, de facto se non de iure si incide nella sostanza e si dà concretezza ai cambiamenti che vengono rappresentati coram populo e addirittura ormai recepiti dall'opinione comune. E nessuno può dir nulla, perché contrapporre parole ai fatti non serve a niente, mancando alle parole la materia prima del contendere: la esplicitazione teorica del nuovo corso di volta in volta instaurato. Attualmente, il comportamento sempre più pragmatico e rivoluzionario di Bergoglio sembra completare l'opera, iniziata da Paolo VI con la deposizione della Tiara e traghettata da Benedetto XVI con la spinta finale delle dimissioni [vedi qui: Che n'è del primato di Pietro?].

E l'Autorità, oggi, viene esercitata dispoticamente nel silenziare, oltre che nel disprezzare, ogni ragionevole voce contraria di dissenso che cerchi di ricondurre la Chiesa nell'alveo della sua Via Maestra, della quale si stanno perdendo le tracce. E si continua a dialogare con l'errore, mentre verità perenni sono oscurate e deformate.
Nella cronaca odierna c'è chi con inquietudine nota l'anomalia dello stemma, rapportandola al carattere scrupoloso di Ratzinger; il che potrebbe far attribuire alle sue dimissioni una forzatura non espressa per ragioni che non ci sono note, al di là delle difficoltà e degli ostruzionismi anche plateali non sfuggiti ai fedeli più attenti o a cronisti non ideologizzati [leggetevi i 20 punti riassunti in questo articolo]. Questa in effetti diventerebbe una seconda possibile lettura da affiancare (o sostituire?) a quella dell'afflato conciliare ipotizzata sopra.

Insomma, in queste acque procellose, continuiamo a navigare a vista. No, anzi, al buio. Ci verrebbe spontaneo dire come gli Apostoli sul Lago, che lo svegliarono dicendo: « Salvaci, Signore, siamo perduti! ». Ed egli disse loro: « Perché avete paura, uomini di poca fede? » Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia.(Mt 8, 25-27)

Maria Guarini

domenica 2 febbraio 2014

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