Uno sguardo all'orizzonte mediatico ed ecclesiale

Prima di immergerci nel silenzio e nella contemplazione dell'ora nona, mi soffermo con voi su una riflessione che coincide col 'sentire' di molti, che riprendo da Infinito quotidiano. È ancor più significativa perché è la voce di un giovane credente che non si lascia massificare ed esprime e condivide ciò che il suo cuore gli detta.

Sono passati pochi giorni dall’elezione al Soglio di Pietro di Papa Francesco nonostante, nel mondo cattolico, sembri trascorso un secolo.

Complice il ruolo dei media, assistiamo quotidianamente all’esaltazione, probabilmente anche non voluta, da parte del nuovo Papa. Qualsiasi cosa egli faccia, dalla più semplice alla più solenne (se si può parlare di solennità) egli è osannato da tutti, credenti e non credenti, con una commozione ed esaltazione tale che lascia sgomenti e perplessi. Non che un tale attaccamento nei confronti del Papa sia sbagliato, l’ho avuto in maniera anche maggiore fino all’11 febbraio scorso anche io. Sorprende, ferisce e lascia l’amaro e il disgusto in bocca tutto questo atteggiamento, non per fare un torto a Papa Francesco (che pur sembra voler far di tutto per distaccarsi dal Predecessore), quanto perché in questa isterica esaltazione si dimostra come per otto anni, cattolici e non cattolici, abbiano vissuto male, malissimo, il glorioso pontificato di Papa Benedetto XVI.

Siate onesti e ammettetelo, tutta questa ipocrita frenesia, dimostra solo e soltanto questo: disprezzate Benedetto XVI, l’avete mal sopportato e ora che ve ne siete liberati, strumentalizzate il nuovo arrivato. Che, va riconosciuto, per alcune cose sembra essere concorde con il vostro atteggiamento. Ma non è delle scelte di Papa Francesco che voglio occuparmi ora. Quanto, piuttosto, del vomitevole atteggiamento di certo mondo cattolico.

Dei media, pronti e proni a salire sul carro dei vincitori, era abbastanza scontato fosse così. Basta guardare il modo in cui hanno trattato Benedetto XVI per capire quanto poco lo stimassero e quanto attendessero il momento di poter esternare la gioia di esserselo tolto di torno. Mai una volta che lo avessero difeso. Non per partito preso, ci mancherebbe, ma per onestà, perché quello sarebbe dovuto essere il loro lavoro, la loro missione: informare. Sul pontificato di Benedetto XVI, invece, si è fatta solo che disinformazione. Ma da parte di certo mondo non ci stupiamo più di tanto. Dispiace che tanto tesoro sia andato disperso per colpa di molti incapaci, ma tant’è. Nel mondo vigono leggi diverse da quelle della verità e forse tanto disprezzo, confermato da Gesù stesso, è sintomo di un ottimo operato, di alta fedeltà al Signore.

Da parte del mondo cattolico, clero e laici, l’atteggiamento entusiasta nei confronti di Papa Francesco è, lo dicevo, vomitevole. Da circa una settimana tutti gli istinti repressi da quasi otto anni di santità, sono venuti fuori. Tutti, dal 13 marzo scorso, si sono accorti dell’importanza dei gesti e dei segni compiuti dal nuovo Papa. Fino al 28 febbraio, invece, chi faceva notare l’importanza di gesti e segni, di come essi fossero mezzi efficaci per indicare e trasmettere cose più grandi, veniva, come il sottoscritto, tacciato di formalismo, di bigotteria, di estetismo, di fariseismo, eccetera.

La riscoperta dei segni tradizionali compiuta da Benedetto XVI (Dio non voglia che venga cestinata!) è stata da parte del clero irrisa, disprezzata e disubbidita, specie per quel che concerne l’ambito liturgico. Il mondo dei fedeli, che si dice cattolico (sul quale mantengo delle riserve), si è felicemente accodato, facendo della liturgia un porcile misto di spontaneismo e invenzioni, della dottrina l’esito infelice di chiacchiere da bar, della persona e del ministero del Papa, di un accessorio della propria vita spirituale.

Si esalta Francesco per disprezzare Benedetto. Il gioco è riuscito per tutti gli anni di pontificato, che senso ha continuare? Che forse non si trovano motivi per esaltare Francesco? Diamogli tempo, e preghiamo, che Egli ce ne dia a sufficienza. Nel frattempo evitiamo, almeno, di essere ipocriti. Tutti i vescovi, cardinali, monsignori e preti che hanno sofferto Benedetto XVI, che si sono nascosti dietro la sua santità votata al martirio delle loro porcate, ci risparmino, oggi, la loro difesa di ogni starnuto di Papa Francesco.

Dov’erano, monsignori, vescovi, preti, vaticanisti e compagnia cantante, quando Benedetto XVI era attaccato (ingiustamente!!!) per la pedofilia, per l’antisemitismo, per essere contro la ragione, la scienza, eccetera? Perché hanno taciuto? Non sarà che forse erano conniventi, o almeno avevano i loro interessi a lasciar crocifiggere il Santo Padre Benedetto XVI? Siete alquanto disgustosi oggi, a gloriarvi di difendere il Papa. Meschini eravate e meschini rimanete.

Esaltate la povertà di Francesco ignorando che lo stesso (se non anche di più) ha fatto Benedetto. Come Benedetto e come Joseph. Solo che, appunto, sapeva distinguere. Quando si trattava della sua persona ha rinunciato a tutto (anche all’agognata vita privata), ma nessuno l’ha mai esaltato, forse perché anche lui non ha mai voluto, benedetta umiltà!, che si sapesse. Quando, invece, si trattava dell’essere Benedetto, sapeva, da buon cattolico, che tutta la (presunta) ricchezza che lo ricopriva non era per sé, ma in quanto Vicario di Cristo.

Sembrate Giuda, ladri e traditori, dell’episodio del Vangelo di Giovanni (cfr. Gv 12, 1-11), dove sotto la scusa della preoccupazione dei poveri, si preoccupava solo di riempire le sue tasche. Leggetevi quel che dice Gesù e poi ne riparliamo. Nel frattempo più di qualcuno abbia il coraggio di porsi certe domande e, magari, di fornirmi le risposte adeguate.
29 marzo 2013

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