Papato e sinodalità e/o conciliarità

Ravenna, Basilica di San Vitale
L'intervista de La Civiltà Cattolica al papa è divenuta una miniera di informazioni e la reiterazione di esternazioni che confermano il nuovo conformismo anticonformista di questo papa.
A detta dello stesso intervistatore essa si è rivelata: « una sorta di flusso vulcanico di idee che si annodano tra loro... un dialogo sorgivo. È chiaro che Papa Francesco è abituato più alla conversazione che alla lezione ».

Ma a noi è altrettanto chiaro che un papa non può continuare a dare lezioni che hanno l'immediatezza e il pressappochismo delle conversazioni. E purtroppo questa inedita pastorale mediatica - che non ha bisogno di documenti e atti di governo per imporsi a chi ormai ha portato cuore e intelletto all'ammasso - è così fluida e cangiante ed anche fumosa nonché suscettibile di interpretazioni plurime da non offrire neppure un atto concreto posto in essere. La conseguenza è che mancano contenuti meditati, sviluppati e motivati come si dovrebbe - e dunque chiaramente definitori - sui quali fornire, da parte di un'autorità magisteriale non unidirezionale (se ancora esiste), le possibili e a volte necessarie osservazioni e richieste di chiarimenti.

Queste mie riflessioni non nascono oggi. Sono maturate seguendo in tempo reale i prodromi di ciò che oggi viene portato allo scoperto e alle sue estreme conseguenze da questo papa.
Tra gli ormai numerosi segnali di mutazioni genetiche apparentemente inarrestabili, tutti per nulla marginali e soprattutto dirompenti, estraggo qui il punto sulla sinodalità. A seguire, le considerazioni corredate dei documenti dell'epoca.
[...] « Si deve camminare insieme: la gente, i Vescovi e il Papa. La sinodalità va vissuta a vari livelli. Forse è il tempo di mutare la metodologia del Sinodo, perché quella attuale mi sembra statica. Questo potrà anche avere valore ecumenico, specialmente con i nostri fratelli Ortodossi. Da loro si può imparare di più sul senso della collegialità episcopale e sulla tradizione della sinodalità. Lo sforzo di riflessione comune, guardando a come si governava la Chiesa nei primi secoli, prima della rottura tra Oriente e Occidente, darà frutti a suo tempo. Nelle relazioni ecumeniche questo è importante: non solo conoscersi meglio, ma anche riconoscere ciò che lo Spirito ha seminato negli altri come un dono anche per noi. Voglio proseguire la riflessione su come esercitare il primato petrino, già iniziata nel 2007 dalla Commissione Mista, e che ha portato alla firma del Documento di Ravenna. Bisogna continuare su questa strada ». Cerco di capire come il Papa veda il futuro dell’unità della Chiesa. Mi risponde: « dobbiamo camminare uniti nelle differenze: non c’è altra strada per unirci. Questa è la strada di Gesù ». [...]
Ora che emerge questa nuova e ulteriore 'fessura', dalla quale potranno derivare ulteriori voragini che solo de fide possiamo non pensare incolmabili, ripropongo quanto avevo espresso con timore e ora si mostra con sconcertante evidenza.
« La X Sessione plenaria della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa (Ravenna 8-15 ottobre 2007), nel documento sottoscritto intitolato «Le conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa. Comunione ecclesiale, conciliarità e autorità (documento di Ravenna) », pone la reciproca interdipendenza tra primato e conciliarità al livello locale, regionale e universale, per cui « il primato deve essere sempre considerato nel contesto della conciliarità e, analogamente, la conciliarità nel contesto del primato » (n. 43). Questa visione dà una dinamicità al modo di concepire il ministero pontificio in una proiezione verso un futuro che ogni fedele vorrebbe vedere realizzato [!?] ».
Ricordo che il Documento di Ravenna - promotore il pluri-citato (dal nuovo papa) card. Kasper - fu accolto con alcune riserve [documentai a suo tempo le perplessità di diverso ordine del Patriarcato di Mosca - vedi il seguito nel 2010 - e anche], mentre ora viene riproposto sic et simpliciter senza remore addirittura dal papa stesso. Esso aggiunge alla collegialità la cosiddetta conciliarità, peraltro nel documento non riferita propriamente al Vaticano II. Tuttavia si corre ugualmente il rischio di riconoscere ad esso, in virtù della collegialità che evoca e che si intende realizzare, una ulteriore funzione costitutiva e fondante una nuova realtà che va a toccare il cuore stesso della Chiesa e della sua identità nella persona del Romano Pontefice. Il problema non è solo sugli evidenti segnali di apertura nei confronti dei "fratelli separati" Orientali, ma anche su quelli nei confronti delle altre confessioni cristiane, che non possiamo di punto in bianco non considerare più eretiche. Appaiono scelte che contengono un messaggio preciso, sia nel senso della collegialità episcopale, sia nel senso dell'ecumenismo. Inoltre il problema non è nell'apertura in sé; ma nel fatto che venga escluso il reditus.

Questioni come questa necessitano di esser prese in considerazione da chi di dovere e meriterebbero una grande smentita dotata della dovuta autorevolezza, per essere incanalate in una visione cattolicamente praticabile. Ma la smentita non arriverà più ora che il Trono più alto - che c'è nonostante la dissoluzione in atto - ha fatto sua l'impostazione evidenziata. Mi limito quindi a richiamare l'attenzione e a lanciare in qualche modo l'allarme, come noi sentinelle vigili siamo chiamate a fare di fronte al silenzio e all'inerzia alimentate anche dagli orditori d'inganni.

Anche perché non dimentichiamo che qualunque adeguamento ai tempi operato attraverso 'forme' su essi modulate, porta lontano dalla fontale primazialità voluta dal Signore. Infatti ogni 'forma' veicola e manifesta una sostanza corrispondente pur se implicita. Difendere la manifestazione della sostanza significa difendere la sostanza stessa, nella consapevolezza che la negazione di una dimensione accidentale rischia di essere un ferimento che la sostanza può sopportare solo fino ad un certo punto.

Maria Guarini

sabato 21 settembre 2013

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