Il "primato petrino" e i segni dei tempi

Ho la sgradevole e anche dolorosa impressione che stiamo assistendo all'affermarsi di un cattolicesimo post-confessionale, che perde via via le sue specificità, riducendole ai minimi termini; specificità intaccate proprio nei fondamenti.

Stiamo passando infatti ad una totale assenza di insegnamento dogmatico e definitorio, il solo che orienta, fonda e conferma, sostituito da una vaghezza improvvisatoria orientata verso le cosiddette "periferie" sia esistenziali che confessionali.

Il tutto dopo aver sovvertito la prima e più importante funzione unificante e stabilizzante, quella del Sommo Pontefice, che ha visto nel gesto di Benedetto XVI l'atto epocale di una rottura, forse soggettivamente inevitabile, ma oggettivamente determinante: uno spartiacque che indebolisce e snatura il "primato" petrino. Si possono individuare tre tappe di una progressiva "ingravescentem aetatem", in senso storico, contrassegnate dai rispettivi momenti scaturiti dai gesti di Pontefici dei nostri tempi:
  1. Paolo VI depone la Tiara
  2. Benedetto XVI depone la giurisdizione
  3. Francesco depone tutti i simboli e apre indiscriminatamente ad eretici e scismatici
Se il terzo esito sopra indicato - di cui abbiamo già alcuni prodromi inquietanti - si realizzerà appieno, la situazione umanamente sarà drammatica e quanto mai destabilizzante, per chi ha occhi per vedere e anche per chi non li ha, perché sarà trascinato in una corrente deviata e sviante, nel totale oblio, a quanto sembra, del fatto che il governo "petrino" esercitato dal Sommo Pontefice dispone per sua natura agendo contemporaneamente sia sull'asse geografico che su quello cronico, con validità universale su tutta la terra - Urbi et Orbi - ma anche su tutti i tempi.

Il dramma (non so definirlo diversamente) che viviamo è che la plenitudo potestatis data dal mandato divino mi sembra contraria agli spogliamenti che ho indicati, che - dico meramente come ipotesi - mi pare possano essere validi solo agendo a titolo personale visto che muovono dai cosiddetti "segni dei tempi" e non secondo l'investitura ricevuta dal Signore che ha un'orizzonte di perennità. Sono questioni più grandi di noi, che possiamo solo sfiorare con la nostra ragione e il nostro 'sensus fidei', ma che riguardano altre sedi e altre competenze. Il fatto di coglierne l'esistenza e la portata sviante impone di non tacere. Le soluzioni, tuttavia, appartengono ad altre responsabilità.

L'unico vantaggio di aver occhi per vedere, se vedo giusto, è la consapevolezza di doversi aggrappare al Signore, che illuminerà la strada a partire dall'adesione del cuore, nella certezza che la Sua Chiesa, l'Una Santa da Lui costantemente salvata e vivificata, è quella da cui attingiamo... Ma è dura sia da pensare che da dire e da vivere, in attesa di un Papa che ripareggerà la verità. A scanso di qualunque equivoco, questo discorso non è assolutamente sedevacantista perché ognuno dei Papi coinvolti è stato legittimamente eletto pronunciando il suo "Accipio - Accetto".
Maria Guarini
2 aprile 2013

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