In diretta da San Pietro. Decisione cosciente, drammatica, che continua a stupire

V. Oremus pro Pontifice nostro Benedicto.

R. Dominus conservet eum et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum eius.

Deus, omnium fidelium pastor et rector, famulum tuum Benedictum, quem pastorem Ecclesiae tuae praeesse voluisti, propitius respice: da ei, quesumus, verbo et exemplo, quibus praeest, proficere: ut ad vitam, una cum grege sibi credito, perveniat sempiternam. Per Christum, Dominum nostrum. Amen


Dall'incipit della Catechesi di oggi 13 febbraio:
Come sapete - grazie per la vostra simpatia! - ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà.
Così mi scrive un amico: «Alla fine, pure dovremo considerare - senza nulla togliere allo Spirito - il libero arbitrio dell'uomo e le similitudini tra spiriti umani, sia pur di epoche differenti: un eremita Celestino V, uno studioso Benedetto XVI. E la similitudine tra uomini non sono stato io a pensarla: è lo stesso Ratzinger che l'ha indicata, con il gesto della deposizione del pallio sulla tomba. Sulla rinuncia di Celestino - in relazione alla formula, intendo - invito a fissare l'attenzione (oltre che sulla debolezza e umiltà del corpo) sul sintagma "malignità della plebe". Certo, questo sintagma non c'è nella formula di Benedetto XVI, ma non mi pare meno significativo il testo "Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede...". E la "malignità della plebe" non mi pare men spaventosa dell'«accanito operare dei lupi» al quale giustamente ti sei riferita».
Maria Guarini

mercoledì 13 febbraio 2013

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