Cattolici e Luterani. Verso il 2017: dichiarazioni Cardinal Koch.
Falso ecumenismo e protestantizzazione
Nota sul documento: dal conflitto alla comunione

Riprendo da RadioVaticana dello scorso 28 aprile:
Card. Koch: occorre documento cattolico-luterano su Chiesa e ministeri. 
Non basta quanto già il falso ecumenismo ha prodotto finora.
Già mesi fa, come premessa al commento del Documento "Dal conflitto alla comunione" (con i luterani) [qui], ci eravamo soffermati sulla Chiosa essenziale e lapidaria tratta dall'ultimo lavoro di Romano Amerio, Stat Veritas, che analizza e commenta la Tertio millennio adveniente (Giovanni Paolo II, orientamenti pastorali per la Chiesa del nuovo millennio), sottolineando l'accenno alla communicatio in sacris.

Il documento - che il Vaticano ha fatto proprio avendolo reso ufficiale con la pubblicazione sul sito della Santa Sede - sancisce gli esiti del dialogo cattolico-luterano. Esso reca le firme di Karlheinz Diez, Vescovo ausiliare di Fulda co-presidente cattolico e di Eero Huovinen, Vescovo emerito di Helsinki co-presidente luterano.
Di seguito alle recenti esternazioni del cardinale Koch sotto riportate, ripropongo la riflessione, tuttora attuale, sul documento citato, per la parte relativa alla Convergenza nella comprensione del sacrificio eucaristico, perché è il nodo centrale su cui non possiamo sorvolare. Infatti non dobbiamo e non vogliamo lasciarci irretire dalle fumosità, proprie del nuovo linguaggio infarcito di slittamenti logici, che non mancano nel documento - come non mancheranno nelle iniziative preannunciate dal card. Koch riprese qui sotto - sulla scia del famigerato "spirito del concilio". E mi chiedo come mai chi continua a difendere l'indifendibile continui anche ad insultare, sottolineando quel po' di commestibile che ogni tanto viene pronunciato, indifferente e senza fornire argomenti in ordine agli ineludibili slittamenti dottrinali come questo ed altri non meno disorientanti. 
Cito il card. Koch (da Radio Vaticana) in occasione del Concilio ecumenico delle Chiese finlandesi sul tema “L’anniversario della riforma come opportunità ecumenica”:
“Una commemorazione comune della Riforma nel 2017 sarà una buona opportunità se quell’anno non sarà la conclusione, ma un nuovo inizio negli sforzi per la piena comunione tra le Chiese e le comunità ecclesiali”. Così il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, che da domenica si trova in Finlandia, intervenendo all’Assemblea di primavera del Concilio ecumenico delle Chiese finlandesi sul tema “L’anniversario della riforma come opportunità ecumenica”.
Cattolici e luterani chiamati a concentrarsi su questione di Dio e centralità di Cristo
“Pentimento, gratitudine e speranza” devono essere gli atteggiamenti del percorso ecumenico comune in occasione dei 500 anni della Riforma, ha sottolineato il cardinale, sollecitando “cattolici e luterani a concentrarsi oggi in modo collaborativo sulla questione di Dio e sulla centralità di Cristo”: così la commemorazione della Riforma potrà animare la consapevolezza che il cammino delle Chiese è “verso la comunione visibile”.
Opportuno un documento cattolico-luterano su Chiesa, eucarestia e ministeri
Strumento importante potrà essere “un nuovo documento cattolico-luterano sulla Chiesa, l’eucarestia e ministeri”, a cui lavorare nello spirito del documento congiunto del 1999 sul tema della giustificazione [vedi anche allegate delucidazioni]. Oggi il card. Koch incontra gli studenti della facoltà di teologia dell’università di Helsinki. La visita in Finlandia del porporato prevede una celebrazione nella cattedrale di Helsinki e l’incontro con il Presidente della Repubblica Sauli Niinistö.
Si parla di un nuovo documento su Chiesa eucaristia e ministeri. Ma già quello sopra citato contiene una panoramica dettagliata incentrata sulle sfide politiche sociali ed economiche (le questioni dottrinali sono dunque sempre più convergenti), partendo dal presupposto che ciò che unisce cattolici e luterani è più di ciò che divide. Oltre a ricordare il documento congiunto sulla giustificazione, si sottolineano le nuove prospettive su Lutero e la Riforma e, in riferimento agli sviluppi cattolici, si cita
  1. il Vaticano II e la sua continua riforma
  2. Giovanni Paolo II attribuendogli una valutazione nuova della sua cattolicità, che si è concretizzata nel contesto del riconoscimento che la sua intenzione era quella di riformare, e non di dividere, la Chiesa e
  3. Benedetto XVI nel discorso pronunciato nel 2011 a Erfurt (commentato in diretta qui).
Un vero e proprio revisionismo pervenuto alle sue fasi conclusive.
 
Non tocco diversi punti su cui ci sarebbe molto da dire. Si tratta di un documento complesso e articolato, che riprende tutte le variazioni conciliari e post, sulle quali molte riflessioni si potranno ricavare da molti testi presenti sul blog, alcuni dei quali sviluppati nei miei libri: La Chiesa e la sua continuità. Ermeneutica e istanza dogmatica dopo il Vaticano II e La questione Liturgica. Il Rito Romano Antiquior e il Novus Ordo Missae a 50 anni dal Vaticano II.
Qui mi soffermo unicamente sulle conclusioni riguardanti l'Eucaristia, che è il centro e il culmine di tutto, come prioritaria e inalienabile funzione della Chiesa. Il resto non è che conseguenza.
 
Dal documento Dal conflitto alla comunione:
Convergenza nella comprensione del sacrificio eucaristico
[...] 157. Riguardo alla questione che per i riformatori era della massima importanza – il sacrificio eucaristico – il dialogo luterano-cattolico ha dichiarato come principio basilare: «Cattolici e luterani riconoscono insieme che Gesù Cristo nell’eucaristia “è presente come crocifisso, morto per i nostri peccati e risorto per la nostra giustificazione, come vittima offerta una volta per sempre per i peccati del mondo”. Questo sacrificio non può essere né continuato né ripetuto né sostituito né completato; ma può e deve diventare operante in modo sempre nuovo in mezzo alla comunità. Sul modo e la misura di questa efficacia esistono fra di noi diverse interpretazioni» (L’eucaristia, n.56; EO 1/1263).
158. Il concetto di anamnesis ha contribuito a risolvere la controversa questione di come porre il sacrificio unico e sufficiente di Gesù Cristo nel giusto rapporto con la Cena del Signore: «Attraverso il memoriale degli atti salvifici di Dio nel culto, questi atti stessi diventano presenti nella potenza dello Spirito, e la comunità celebrante è connessa con gli uomini e le donne che in precedenza sperimentarono gli atti salvifici stessi. Questo è il senso in cui s’intende il comando espresso da Cristo nella Cena del Signore: nella proclamazione, con le sue stesse parole, della sua morte salvifica e nella ripetizione delle sue proprie azioni compiute durante la Cena, viene in essere la “memoria” in cui la parola e l’azione salvifica stesse di Gesù diventano presenti».[liv]
159. Il risultato decisivo è stato il superamento della separazione del sacrificium (il sacrificio di Gesù Cristo) dal sacramentum (il sacramento).
Se Gesù Cristo è realmente presente nella Cena del Signore, allora anche la sua vita, passione, morte e risurrezione sono veramente presenti insieme al suo corpo, così che la Cena del Signore è «il rendersi veramente presente dell’evento della croce».[lv] Non solo l’effetto dell’evento della croce, ma anche l’evento stesso è presente nella Cena del Signore senza che questa Cena sia una ripetizione o un completamento di esso. Questo unico evento è presente in una modalità sacramentale. La forma liturgica della santa Cena deve, comunque, escludere tutto quello che potrebbe dare l’impressione di ripetizione o completamento del sacrificio sulla croce. Se la comprensione della Cena del Signore come vero memoriale viene costantemente presa sul serio, le differenze nella comprensione del sacrificio eucaristico sono accettabili per cattolici e luterani.
Richiamo l'attenzione sul linguaggio di questo testo, che veicola, attraverso un abile uso dei termini, significati annacquati rispetto ai fondamenti cattolici, che influenzano gli atteggiamenti interiori e le prassi ecclesiali conseguenti.

Da notare il passaggio riguardante la separazione tra sacrificium e sacramentum. Non che il termine sacramento di per sé sia sbagliato; ma, mentre la Santa Messa è la riattualizzazione incruenta del Sacrificio di Cristo e come tale di questo è anche Sacramento, separando artatamente il Sacrificio dal Sacramento si può arrivare a dire: le differenze nella comprensione del sacrificio eucaristico sono accettabili per cattolici e luterani. Però dell'evento della croce, così come della Cena e del suo Protagonista, viene sostanzialmente ribadita una presenza in una modalità sacramentale. Se effettivamente si tratta di un evento compiuto una volta per tutte, nel sottolineare l'esclusione della ripetizione e del completamento, si esclude la ripresentazione incruenta al Padre del Sacrificio del Figlio e la funzione precipua della Chiesa fino alla fine dei tempi. Dunque il Sacrificio e la Croce, non è più l'elemento centrale e ineludibile da cui tutto scaturisce, ma semplicemente compresente: se Gesù è presente nella Cena lo è la sua vita passione morte risurrezione. Non che non sia vero; ma non è sottolineato il novum e l'unicum rappresentato da quella Cena e il mandato del Signore ai Suoi che ne perpetua l'azione divino umana anche attraverso il tempo a venire, che ha il suo fulcro ineludibile nel Sacrifico espiatorio e dunque redentivo e rigenerativo, che sfocia nella Risurrezione.

È evidente poi la confusione tra Sacrificio di lode - che l'Eucaristia è - e Sacrificio di Espiazione (termine decisamente espunto da ogni formulazione post-conciliare), che essa non è da meno1. L’offerta sacrificale di Gesù e la sua espressione sacramentale ricapitola e compie l’economia dell'Antico Testamento: è nello stesso tempo: 1) olocausto; 2) sacrificio di comunione (alleanza) e di lode 3) kippur (offerta espiatrice). Tra i due Testamenti non c'è cesura ma superamento, perché l’offerta del Figlio è perfetta, così come universale è la sua efficacia.
Da notare, inoltre, nell'anamnesis, il rovesciamento del soggetto : piuttosto che l'Actio di Cristo che ad ogni celebrazione si fa realmente presente, viene sottolineata la compresenza della "comunità celebrante" (mentre il vero celebrante è il Signore) agli "atti salvifici del culto" (l'atto è uno solo: l'offerta al Padre, da cui derivano tutte le grazie a partire dalla Redenzione espiatrice per culminare nella Risurrezione rigenerativa) e "a tutti coloro che li hanno sperimentati". Non che i fedeli singolarmente e comunitariamente non siano resi presenti con la partecipazione, ma scopo della celebrazione non è questo, che è piuttosto la conseguenza della presenza e dell'azione di Colui che ripresenta il suo fiat al Padre (vero scopo e fulcro del culto) consegnandolo alla Sua Chiesa fino alla fine dei tempi. E non che non ci sia, nella Comunione dei Santi, la compresenza della Chiesa di ieri di oggi e di domani ad ogni atto di culto. Ma espressi in quei termini, concetti così sublimi risultano fumosi e imprecisi.
Riprendo dalla Mediator Dei:

Cristo Signore, «sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec» che, «avendo amato i suoi che erano nel mondo», «nell'ultima cena, nella notte in cui veniva tradito, per lasciare alla Chiesa sua sposa diletta un sacrificio visibile - come lo esige la natura degli uomini - che rappresentasse il sacrificio cruento, che una volta tanto doveva compiersi sulla Croce, e perché il suo ricordo restasse fino alla fine dei secoli, e ne venisse applicata la salutare virtù in remissione dei nostri quotidiani peccati, ...offrì a Dio Padre il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino e ne diede agli Apostoli allora costituiti sacerdoti del Nuovo Testamento, perché sotto le stesse specie lo ricevessero, mentre ordinò ad essi e ai loro successori nel sacerdozio, di offrirlo».
L'augusto Sacrificio dell'altare non è, dunque, una pura e semplice commemorazione della passione e morte di Gesù Cristo, ma è un vero e proprio sacrificio, nel quale, immolandosi incruentamente, il Sommo Sacerdote fa ciò che fece una volta sulla Croce offrendo al Padre tutto se stesso, vittima graditissima. «Una... e identica è la vittima; egli medesimo, che adesso offre per ministero dei sacerdoti, si offrì allora sulla Croce; è diverso soltanto il modo di fare l'offerta».

Ed ora, si vuole abbracciare l'eresia protestante che sostituisce la riattualizzazione del Sacrificio di Cristo con un revival della Cena Pasquale. Cena e Sacrificio sono due cose diverse; così come revival e riattualizzazione sono due cose diverse. L'Eucaristia non ripete la Cena ma riattualizza il sacrificio del Calvario. Ed è solo compiuto questo e in virtù di esso che si è ammessi al 'banchetto'. Tutto il resto è eresia.

È vero che la Messa nasce nell'Ultima Cena. È lì l'istituzione dell'Eucaristia. Tuttavia essa non riproduce e non ricorda specificamente la Cena, ma ciò che il Signore ha compiuto e ci ha consegnato: è lì ch'Egli porta i Suoi direttamente sul Calvario, dove a breve si compirà il Sacrificio. Il che è desumibile anche dall'uso del futuro nella formula consacratoria: effundetur = sarà versato - e non versato al participio passato - riferito al Sangue già transustanziato da Gesù durante l'Ultima Cena, che non è solo un convivio (Cena Pasquale ebraica), ma trasporta appunto al Calvario, il luogo del Sacrificio del vero Agnello. È questo il Novum, l'inedito, che dobbiamo custodire e vivere e che rende possibile il riscatto e la risurrezione nobis e per i molti che faranno questo in Sua memoria. La nostra Pasqua è nell'Agnello senza macchia (poi gloriosamente Risorto) che si è offerto in espiazione per noi e che a noi si offre in carne sangue anima e divinità una volta compiutosi il Sacrificio, dopo averci liberati dal peccato, per assimilarci a Lui e rendere gradita al Padre, nella Sua, anche la nostra offerta.

È questo che non è più significato pienamente nella liturgia, nella quale come segno più che eloquente, persino l'Altare è sostituito da una mensa mentre quel versato, usato al passato nella traduzione in lingua volgare, sembra narrare più che compiere.

Inoltre Gesù nella Cena non proclama la sua morte salvifica, la anticipa, introducendo a ciò che sta per compiersi sul Calvario e che rimane come eterno presente in ogni presente della storia della salvezza che è la nostra storia.

A questo punto siamo già perfino oltre ciò che ho scritto qui, sull'oltrepassamento della Mediator Dei da parte della Sacrosanctum Concilium. Francamente la situazione appare grave e poco recuperabile con chi, nell'attuale gerarchia, non condivide le stesse coordinate fondamentali della Tradizione cattolica, diluite quando non obliterate dalla Chiesa post-conciliare.
Maria Guarini
1.05.2015
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1. I 4 fini della Santa Messa (adorazione, ringraziamento, propiziazione, impetrazione) sono sanciti dai Canoni di Trento che sintetizzano la dottrina perenne.
 
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