Un po' di chiarezza sull'«Alleanza mai revocata»
 
Radio Spada ha pubblicato nei giorni scorsi la considerazione di Sede Vacante pubblicata su Facebook e Twitter dal Rev. Paul Kramer, esperto di Fatima e autore del testo «La battaglia finale del Diavolo». fondata sul fatto che nella «Evangelii Gaudium», al n° 247, Bergoglio avrebbe fatto
«esplicita professione di eresia, direttamente opposta alla solenne definizione dogmatica di Papa Eugenio III e del Concilio Ecumenico di Firenze, e la dottrina detta dal supremo magistero di Papa Benedetto XIV in Ex Quo Primum, che ripetutamente ed esplicitamente cita la definizione di Firenze, in cui l'alleanza Mosaica è stata “revocata” ed “abrogata”».
Andiamoci cauti con affermazioni del genere, anche se è innegabile che oltre alla dinamica evangelizzatrice di nuovo conio, senza alcun aggancio alla Redenzione e con altre gravi omissioni sui fondamenti dell'agire ma prima ancora sull'essenza della Chiesa, il documento fa apparire come novum irrinunciabile la missionarietà da sempre appartenente e mai abbandonata dalla Chiesa. Semmai cambiata nei connotati negli ultimi 50 anni. Ed ora l'EG presenta il volto irriconoscibile della chiesa 2.0, riformata dal Vaticano II, spinta a prendere il largo in maniera 'gioiosa', mostrando al mondo una palingenesi inedita e dirompente dalle coloriture sociologiche e spostando l'accento dalla causa agli effetti posti come dati assiomatici.

Abbiamo già qualificato l'EG come infarcita di soggettivismo, sentimentalismo, confusione. E tale è; ma una precisa contestazione su punti di 'rottura' va formulata in termini certi e ben ponderati. Riporto il testo del n.247, del quale mi fa più problema la conclusione che l'incipit, che contiene la frase incriminata; con uno sguardo attonito al paragrafo precedente che, anch'esso in conclusione, arriva ad affermare che « abbiamo da imparare qualcosa di più dagli ortodossi sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità ».
247 Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata, perché « i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili » (Rm 11,29). La Chiesa, che condivide con l’Ebraismo una parte impor­tante delle Sacre Scritture, considera il popolo dell’Alleanza e la sua fede come una radice sacra della propria identità cristiana (cfr Rm 11,16-18). Come cristiani non possiamo considerare l’Ebrai­smo come una religione estranea, né includiamo gli ebrei tra quanti sono chiamati ad abbandonare gli idoli per convertirsi al vero Dio (cfr 1 Ts 1,9). Crediamo insieme con loro nell’unico Dio che agisce nella storia, e accogliamo con loro la co­mune Parola rivelata. [Vedi: non adoriamo lo stesso Dio] e Nota 1) sul «dispiacere per le terribili persecuzioni e il coinvolgimento dei cristiani» di cui al paragrafo successivo.
Quella frase: «l'Antica Alleanza non è mai stata revocata», presa a sé, non è un'eresia, perché non contraddice il Magistero precedente, in base alle considerazioni che seguono. Fa problema, invece, l'interpretazione che se ne dà e, soprattutto, dà da pensare la sottile disquisizione (non magisteriale) di Ratzinger, riportata di seguito, contenuta in questa precedente riflessione e che qui riprendo dopo una basilare premessa.

Stabiliamo una volta per tutte che la discendenza - etnica e non teologale - del popolo ebraico, che si rifiuta di riconoscere il Signore, evidentemente non Gli appartiene finché non Lo riconoscerà. Infatti, se è vero come ha detto Giovanni Paolo a Magonza che il Signore è fedele alle sue promesse e quindi non ha mai revocato l'Antica Alleanza. Queste le sue precise parole:
«... La prima dimensione di questo dialogo, cioè l’incontro tra il popolo di Dio del Vecchio Testamento, da Dio mai revocato (cf. Rm 11,29), e quello del Nuovo Testamento, è allo stesso tempo un dialogo all’interno della nostra Chiesa, per così dire tra la prima e la seconda parte della sua Bibbia...»
è altrettanto vero che sono i suoi destinatari che l'hanno respinta, perché nel Sangue Prezioso di Cristo è stata sancita la Nuova ed Eterna Alleanza, che ha portato a compimento la Salvezza che viene dai giudei, ma il compimento, per i credenti, non può operare oltrepassando il Signore. Per salvarsi agli ebrei non basta la Torah e i Profeti, ma devono riconoscere Gesù Signore come Cristo, cioè il Messia, colui che doveva venire: è proprio per la sua fede nel Cristo venturo che Abramo ha ricevuto la sua giustificazione. Il problema sta nel considerare il dialogo interno: a quale Chiesa?
Si è addirittura voluto cavillare su questo termine Testamento, e lo ha fatto Ratzinger affermando che il Patto o il Testamento stipulato da Dio con Mosè (1330 a. C.) sarebbe transitorio e non eterno, mentre l’Alleanza stipulata con Abramo (1900 a. C.) sarebbe permanente ed eterna. Poiché berìt, reso con Alleanza in latino, significa solo volontà divina e non comporta la corrispondenza umana, Dio ha mantenuto l’Alleanza con Israele, anche se questo è stato infedele. Perciò l’Antica Alleanza con Abramo sussiste ancora, non è mai cessata, e dunque gli ebrei, come discendenti di Abramo sarebbero ancora titolari di quell'Alleanza irrevocabile. In più, se San Paolo nella seconda lettera ai Corinzi «pone in netta antitesi l’Alleanza instaurata da Cristo e quella di Mosè» [ed è a quest'ultima che si riferiscono il concilio di Firenze e la Ex quo primum], le cose vanno diversamente tra Abramo e Cristo. Infatti, «nel nono capitolo della lettera ai Romani» San Paolo utilizza non più il termine Patto o Testamento, ma Alleanza al plurale e «l’Antico Testamento conosce tre alleanze: il sabato (Mosè), l’arcobaleno (Noè), la circoncisione (Abramo)» [Ho sintetizzato nei suoi termini essenziali la sottile disquisizione fatta da Joseph Ratzinger: “Molte religioni un’unica Alleanza”, Ed. San Paolo, 2007].

E tuttavia, Ebrei 13,20 parla dell'Alleanza eterna. A prescindere dal fatto che l'appartenenza a Cristo non è più secondo la carne ma teologale (Gv Prologo, 12-14), i Padri affermavano che Abramo «fu giustificato perché ha creduto nel Cristo venturo». Dunque dobbiamo dedurre che l'Alleanza non revocata ma portata a compimento e che con Abramo era nel Cristo venturo, è ora nel Cristo venuto.
Del resto la spiegazione è data in maniera limpida nel brano del Vangelo, dove Gesù stesso dice espressamente: «Abramo esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò», (Gv, 8, 56) suggellando perfino il discorso con l'affermazione «Prima che Abramo fosse, Io sono". (Gv 8,58) ed è superfluo sottolineare la valenza dirompente di quell' «Io sono»!
Dunque, se l'Alleanza Nuova ed Eterna è in Cristo che è Dio, a che pro star lì a tirar fuori sottigliezze di tipo rabbinico?

Quanto alle derive sincretiste, il rischio che corre seriamente una certa ala post-conciliare della Chiesa, presente nelle esternazioni di molti vescovi (Zollitsch, ad esempio), è quella di considerare la Morte in Croce di Cristo solo come un grande atto di amore e solidarietà e non ciò che essa è e compie: un sublime atto di Amore, certamente, che è poi culminato nella Risurrezione [si veda: la nuova enfasi sul mistero pasquale]; ma è un amore espiativo, oblativo, dono di sé fino alla fine, nel quale si fondono Giustizia e Misericordia, da parte di Dio, e obbedienza e affidamento totali, da parte dell'uomo-Gesù per ogni uomo. In questo senso è il Kippur perenne, affermato da Koch e contestato da Di Segni [entrambi i testi sono consultabili qui]; perché è il ripristino della Giustizia nel rovesciamento della disobbedienza originaria attraverso il duplice «Fiat», quello dell'Annunciazione ed il suo inscindibile rapporto col mistero del Getsemani, quando “il Sovrano della Storia ha detto il «Fiat» della sofferenza e dell'unione con l'esistenza di tutti gli uomini, per liberare ogni uomo, ogni volta unico, dalla morte e farlo entrare in un'altra realtà di vita eterna”.[Giuseppe Siri, Getzemani,1987]

Non si può ignorare che è proprio la Croce di Cristo la ‘pietra di scandalo’ sia per gli ebrei, che per i Riformati di ieri e di oggi e per i non credenti. Ineludibile 'passaggio', che si perpetua sacramentalmente ad ogni Eucaristia e si traduce in vita, per essere ri-generati in Cristo Signore nella Creazione nuova inaugurata dalla Risurrezione. Stat Crux dum volvitur orbis.
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Nota
1. Sgombriamo il campo da ogni equivoco escludendo ogni rapporto tra l'antisemitismo inteso come odio razziale, che non si identifica solo con quello nazista, e l'antigiudaismo cristiano, che ha carattere esclusivamente religioso e riguarda una contrapposizione teologica sul riconoscimento del Messia nella persona di Gesù e non fomenta alcun odio né disprezzo, ma segna una semplice differenza identitaria dal punto di vista religioso. Il cristianesimo si innesta sulle stesse radici; ma si sviluppa in un diverso orizzonte escatologico. Quando si parla di giudaismo in riferimento al cristianesimo, bisogna intendere il giudaismo puro, con esclusione di quello spurio, che condanna e maledice i notzrì (cioè i cristiani). Questo ha inizio con l'esilio in Babilonia e sfocia, a partire dall’Assemblea di Yavne dopo la distruzione di Gerusalemme, nel giudaismo talmudico o rabbinico, che si è sviluppato contemporaneamente al cristianesimo in una netta differenziazione reciproca. Il cristianesimo, più che una 'forma' di giudaismo, come ci stanno portando a credere, ne è il compimento, nella Persona di Cristo, nei 'tempi ultimi' e nella Creazione Nuova da Lui inaugurata. E non è pertinente giocare sull'amalgama diffamatorio cristiano= antisemita facendone un miscuglio al passaggio anti-giudaico= anti-semita. In particolare, poi, in riferimento al nazismo, si ignora completamente che, se Hitler giunse al potere in una Germania originariamente cristiana, occorre fare una netta distinzione tra il cristianesimo dei protestanti e il cattolicesimo. Riguardo poi a fenomeni di antisemitismo, perché non fare un opportuno parallelismo tra il comportamento degli attuali fondamentalisti islamici e quello dei protestanti degli anni 30, invece di vedere l'antisemitismo tra i cattolici?
Maria Guarini
3 dicembre 2013
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E, per approfondire:
:: Brunero Gherardini, Irrevocabili (le Alleanze)? Sì, ma...

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